Micorrize e recupero cave

Estratto da “Il recupero e la riqualificazione ambientale delle cave in Emilia – Romagna” – Manuale Teorico – Pratico
Cap.2 Guida pratica al recupero

Enrico Muzzi
Università di Bologna – Dipartimento di Coltivazioni Arboree
Graziano Rossi

Università di Pavia – Dipartimento di Ecologia del Territorio e degli Ambienti Terrestri

2.2.6  – LINEE GUIDA PER L’UTILIZZO DELLE MICORRIZE (S. Tosi)

E’ ormai ampiamente accettato che le simbiosi micorriziche giocano un ruolo fondamentale nella nutrizione delle piante (Smith e Read, 1997) e diventano componente chiave di sistemi sostenibili quando vengono usate come strumento naturale in quei

processi di recupero ambientale o di gestione del territorio (Rattan, 1991; Cairns, 1995). Nell’ottica del recupero ambientale delle cave possono risultare utili le esperienze effettuate in aree desertificate e in quelle caratterizzate da detriti minerari.

Uno dei sistemi più studiati, infatti, è quello derivante dal processo di desertificazione.

L’introduzione di specie native o di specie esotiche deve essere accompagnato dall’introduzione di simbionti appropriati, compresi i funghi micorrizogeni, al fine di recuperare la fertilità del suolo. L’uso di fertilizzanti per accelerare tale processo potrebbe risultare una strategia non completamente utile, nel momento in cui l’applicazione dei fertilizzanti può incoraggiare la crescita di specie ruderali e la comunità vegetale che ne risulta potrebbe non sopravvivere senza continue aggiunte di fertilizzanti.

Invece, dovrebbe essere incoraggiata la crescita di specie pioniere altamente micotrofiche (Jefries e Barea, 2001). In questo senso possono essere indicative le osservazioni effettuate in parcelle riforestate con diverse specie tipicamente a micorrize vescicolari-arbuscolari (Prunus avium, Fraxinus ornus, Pyrus piraster, Ceratonia siliqua) che hanno permesso un’abbondante percentuale di infezione. In particolare alcune specie (orniello e ciliegio) sono sembrate particolarmente idonee a favorire lo sviluppo della densità radicale nel terreno e l’intensità di infezione micorrizica (Puppi e Vinay, 1999).

In strategie di recupero di zone in ecosistemi aridi o semiaridi è stato proposto l’utilizzo di Anthyllis cytisoides, una specie xerotollerante, altamente suscettibile all’infezione micorrizica (Requena et al., 1996). Un altro arbusto promettente per processi di recupero ambientale, in combinazione con inoculi micorrizici appropriati è il Rosmarinus officinalis (Estaùn et al., 1997). L’inoculo con micorrize vescicolari arbuscolari associato ad inoculo con Rhizobium in specie arboree di leguminose, è un passaggio che viene oggi compreso nelle pratiche agroforestali e selvicolturali degli ecosistemi tropicali (Haselwandter e Bowen, 1996). Leguminose arboree appartenenti ai generi Acacia, Gliricidia, Leucaena, Paraserianthes, Prosopis e Robinia vengono utilizzate in associaciazione con Rhizobium e endomicorrize VA. Molti esperimenti sono stati effettuati anche su specie arbustive di legumi, inoculate con micorrize vescicolariarbuscolari, per verificare l’insediamento ed il successivo sviluppo nell’ottica di utilizzare queste specie come stadio intermedio tra la vegetazione erbacea e l’insediamento di specie arboree in strategie di recupero ambientale. Herrera et al. (1993) hanno riportato i risultati di un esperimento in campo condotto per 4 anni in una regione semiarida della Spagna. I risultati hanno mostrato che le specie native di legumi arbustivi sono riusciti ad insediarsi nelle condizioni ambientali locali e che l’inoculo con micorrize vescicolari-arbuscolari e rizobi ha portato ad una maggiore sopravvivenza delle specie utilizzate e ad un incremento di biomassa. L’inoculo multifunzionale, che vede l’utilizzo di micorrize VA, Rhizobium e PGPR (plant growth-promoting rhizobactera), è stato saggiato con successo anche in Anthyllis cytisoides, riguardo a metodiche per la riforestazione (Requena et al., 1997). Anthyllis cytisoides viene assunto come modello per pratiche di riforestazione ma anche per il recupero di aree contaminate da metalli pesanti. Infatti l’inoculo di questa specie con micorrize VA ha mostrato che gli effetti della tossicità causati da Pb e Zn vengono significativamente ridotti (Dìaz et al., 1996).

Gli studi sulle relazioni micorriziche su detriti e scarti minerari possono essere d’aiuto per l’utilizzo di tali sistemi anche in pratiche di recupero delle cave. I risultati di tali ricerche vengono ampiamente trattati da Danielson (1985). Il ruolo essenziale delle micorrize per il successo nella colonizzazione vegetale su alcune detriti minerari erano già state messe in luce da Schramm (1966). Egli ha evidenziato come le prime piante che colonizzano gli scarti minerari di antracite in USA sono alberi con ectomicorrize di Pinus rigida, P. virginiana, Betula lutea, B. populifolia, Quercus rubra, Q. velutina.

Da allora, le ricerche in tal senso si sono espanse soprattuto sul ruolo delle VA e delle micorrize ericoidi e sulle tecniche di inoculo di ospiti vegetali particolarmente adatti agli scarti minerari. Da quanto esposto nei capitoli precedenti si evidenzia quanto il recupero vegetazionale di siti minerari sia ostacolato, dalle condizioni fisico-chimiche e biologiche molto limitanti che si vengono a creare (mancanza di materiale organico, valori estremi di temperatura e pH, povertà di sostanze minerali utili).

Ricerche recenti suggeriscono che i funghi ectomicorrizici, oltre che facilitare l’assunzione ed il trasporto dei nutrienti in soluzione, sono capaci di mobilizzare nutrienti essenziali direttamente dai minerali insolubili mediante l’escrezione di particolari acidi organici (Landeweert et al., 2001). Importanti per gli obiettivi di questo manuale sono le esperienze provenienti dagli studi sugli effetti dello stress idrico e dell’associazione micorrizica sulla crescita di specie vegetali arboree in una condizione simulata

di suolo eroso. I risultati hanno messo in evidenza che l’associazione micorrizia risulta benefica in condizioni di suolo molto eroso dove il “topsoil” manca completamente (Fagbola et al., 2001).

Le tecniche utilizzate per l’impianto di vegetali micorrizati in campo agronomico e forestale possono rappresentare un riferimento per gli obiettivi di questo manuale.

Per quanto riguarda l’utilizzo di ectomicorrize vi è un ampia disponibilità dovuta al fatto che i funghi coinvolti possono essere coltivati industrialmente in fermentatori. Il fungo prodotto viene poi utilizzato per inoculare piantine da utilizzarsi direttamente in campo. Per quanto riguarda, invece l’utilizzo di endomicorrize, il più grande ostacolo alla loro utilizzazione in agricoltura è costituito dal fatto che i funghi coinvolti non sono coltivabili. Comunque diverse tecniche di inoculo sono possibili utilizzando terreno e radici provenienti da colture in vaso o da parcelle dove crescono piante fortemente micorrizate ed incorporandolo nel terreno da recuperare. A tutt’oggi esperienze di recupero di cave mediante l’utilizzo di piante micorrizate non sono disponibili in Italia anche se si stanno completando pratiche simili per esempio nel recupero di discariche. Diverse sono le ditte, anche italiane, che mettono sul mercato preparati sia di ecto che di endomicorrize che trovano un buon mercato principalmente in agronomia e che possono essere punti di riferimento importanti per pratiche di questo tipo.

E’ intuibile che il recupero di tale aree richiede tecniche innovative che riducano i costi ed aumentino la possibilità di un successo nello stabilirsi di una comunità vegetale in linea con principi di sostenibilità. Molti sono gli ostacoli che potrebbero essere superati con l’utilizzo di piante micorrizate. Comunque, prima di qualsiasi pratica di inoculo, i detriti minerari e qualsiasi materiale ammendante dovrebbero essere valutati, così come le condizioni che influenzano la crescita delle piante ed i potenziali benefici che si possono ottenere dall’intraprendere pratiche di inoculo con funghi micorrizogeni.

 Il manuale è consultabile all’indirizzo:

http://www.ermesambiente.it/wcm/difesasuolo/sezioni_laterali/documentazioni/pubblicazioni.htm