Le micorrize e il vivaismo

di Renato Ferretti. I tratti essenziali dell’intervento del Dott. Donald Marx sono tratti da un articolo dello stesso Marx pubblicato sulla rivista Sherwood – “Foreste ed alberi oggi n° 21 del marzo 1997

Si è tenuto a Pistoia, promosso dalla Provincia e dalla Soc. Arbotech con il patrocinio della B.N.A, della Sthil e della Agriprogram un Seminario Tecnico sul tema: BENEFICI DELLE MICORRIZE NEL VIVAISMO FRUTTICOLO E ORNAMENTALE.

All’importante iniziativa erano presenti, fra gli altri anche il presidente della Provincia e l’Assessore all’Agricoltura Valerio Marchioni che ha concluso i lavori.

Il Seminario è stato tenuto dal Prof. Donald Marx che è Ricercatore e Presidente della Plant Health Care Inc. di Pittsburg, Pa [U.S.A.], ha fondato per conto del Servizio Forestale dell’Agenzia di Sviluppo Statunitense [U.S.D.A.]: l’Istituto per lo Sviluppo e la Ricerca sulle Micorrize e l’Istituto per la Biologia delle Radici degli Alberi.

Durante la sua esposizione che è stata una vera e propria lezione ha evidenziato come le Micorrize possono essere un utile ausilio per favorire l’attecchimento delle piante nelle aree più difficili.

Infatti le fallanze nelle nuove piantagioni sono una realtà che deve essere sempre messa in conto. Ogni insuccesso nella messa a dimora di piante, siano esse forestali, ornamentali arbustive e arboree, ha un costo in termini di tempo, di lavoro e di insoddisfazione.

La soluzione a questi problemi si trova sotto i nostri piedi ed è rappresentata dai funghi che, associandosi alle radici delle piante, danno luogo alle micorrize. Questi benefici “funghi radicali” hanno sviluppato una naturale strategia di sopravvivenza che aiuta le piante a superare gli stress e che può essere usata a nostro vantaggio.

Questi organismi, reperibili in tutti i suoli, colonizzano le radici del 99% delle piante superiori, aiutandole ad assorbire nutrienti e acqua dal suolo. In cambio, le piante forniscono ai funghi un costante rifornimento di zuccheri. Se i funghi non colonizzano le radici delle piante, la maggior parte di queste non potrà crescere bene e la possibilità di fallimento del trapianto diventerà una certezza.

Recentemente alcune ditte statunitensi hanno messo sul mercato i funghi micorrizici sotto forma di inoculo. La domanda che sorge spontanea è:

Questi prodotti funzionano?

Abbassano realmente la percentuale di fallimento nelle operazioni di trapianto?

La risposta è Si!

Per produrre un grande numero di piante, i vivai spesso coltivano la loro produzione in suoli sterili. Tale ecosistema artificiale crea una sorta di “centro di terapia intensiva”. Come ai pazienti in una corsia di ospedale, alle piantine devono essere offerte praticamente tutte le sostanze necessarie ai loro fabbisogni biologici; sostanze che in normali condizioni avrebbero trovato in natura. Alberi e altre piante trapiantate dai vivai ad un altro ambiente dovranno immediatamente provDvedere a se stesse.

Anche se si cerca di ridurre il più possibile lo shock del trapianto, le piantine sono sottoposte a uno stress generalizzato. Devono immediatamente rigenerare il loro sistema radicale [nelle piante adulte ad esempio, il 90% delle radici viene tagliato per il loro trasporto]. Fino a che l’apparato radicale non si è rigenerato nel nuovo suolo, la pianta non può effettivamente evitare gli effetti dannosi di questo stress.

Gli alberi con apparato radicale più espanso hanno sempre avuto la meglio su quelli con minor numero di radici.

L’Associazione simbiotica tra radici e funghi micorrizici è la causa di questo successo poichè favorisce una maggiore disponibilità di acqua e nutrienti che i funghi sono in grado di offrire.

Perciò tale Associazione permette di “gestire” in maniera positiva gli stress che la pianta deve affrontare in un suolo forestale.

Quando i funghi micorrizici colonizzano la radice di una pianta ospite, il loro intreccio di ife [strutture vegetative di funghi filamentosi] si estende oltre l’area di azione delle radici della pianta ospite e funziona come un sifone che assorbe nutrienti e acqua.

Queste colonie possono estendersi fino a 10 metri di distanza dalla radice e alcune associazioni tra radici e ife micorrize possono costituire una rete fino a cento volte più ampia del sistema radicale di piante non micorrizate.

Il sistema radicale di una pianta ben colonizzata può essere ricoperto da ife fungine a tal punto che le radici possono non entrare in contatto con il terreno.

I benefici di tale associazione simbiontica sono tanti. Le radici micorrizate sono in grado di assorbire dal suolo quei nutrienti che normalmente non sarebbero disponibili per la pianta [o lo sarebbero in maniera molto limitata, n.d.t.].

L’architettura e l’accrescimento radicale delle ife nel suolo, infatti, aumenta l’assorbimento di acqua e nutrienti, soprattutto del fosforo, attraverso il sistema radicale.

La presenza delle micorrize consente poi una più alta tolleranza alla siccità alle alte temperature e ad alcune tossine.

Le micorrize infine formano una barriera fisica intorno alle radici più attive nell’assorbimento, barriera che riduce la possibilità di infezioni dovute ad alcuni patogeni del suolo.

E’ importante notare che le micorrize non stimolano la crescita, ma eliminano le inibizioni alla crescita. Aiutando la pianta a superare stituazioni stressanti, le micorrize aiutano le piante a crescere con il loro pieno potenziale.

Le piante dovrebbero essere inoculate quindi prima del trapianto, in maniera che le micorrize possano immediatamente iniziare a svilupparsi sulle nuove radici. Semenzali, alberi, arbusti, dopo la messa a dimora devono rapidamente formare un sistema radicale micorrizato.

Negli USA chi vende piante può usare funghi micorrizici per il loro inoculo prima e durante le operazioni di messa a dimora o di trapianto. Questi prodotti sono disponibili in diverse formulazioni e possono essere applicati con un nebulizzatore, per immersione, per iniezione oppure mescolati alla terra d’impianto.

Le micorrize sono in qualche maniera specifiche per gruppi di piante, perciò è necessario selezionare il tipo di inoculo che è più adatto alla specie in esame. La maggior parte delle ditte elenca la specie appropriata sull’etichetta dell’inoculo.

I funghi ectomicorrizici sono stati i primi ad essere commercializzati come inoculo, ma recentemente anche le endomicorrize sono diventate reperibili sul mercato.

Questi due tipi di micorrize potranno così essere utilmente adoperati sul 95% delle piante attualmente in commercio.

A tale proposito si può segnalare che esistono “cocktail” di cinque diverse specie di micorrize, che possono essere così impiegati su quasi tutte le specie di piante vendute nei vivai.

Inoculare le piante è un investimento di alta efficienza economica, considerata la protezione agli stress offerta dai funghi e i costi aggiuntivi per la sostituzione della pianta eventualmente morta.

L’inoculazione di un singolo albero di 3 cm. di diametro [ a 1,3 m. d’altezza, n.d.t.], o di 3 piantine con pane di terra di 5 litri, costa meno di 1,5 $ [all’incirca 2.400 lire, n.d.t.]. Generalmente, le piante hanno bisogno di essere inoculate solo una volta nella loro vita.

Per incoraggiare la colonizzazione delle radici delle piantine da parte delle micorrize, si offrono generalmente le seguenti indicazioni:

Mantenere un’adeguata irrigazione durante i primi periodi d’impianto. Troppa acqua spinge la pianta a far crescere radici succulente di colore bianco che raramente sviluppano un’associazione con le micorrize;

Fertilizzare in maniera adeguata. Se le piante non sono troppo fertilizzate, la colonizzazione delle micorrize sulle giovani radici avrà luogo in maniera molto rapida;

Selezionare i fungicidi attentamente. Quando si è usata una micorriza, è meglio evitare l’uso di fungicidi sistemici in special modo quelli specifici contro le ruggini;

Evitare la compattazione del suolo, in quanto può ridurre l’accesso dei funghi all’ossigeno e all’acqua, rendendo praticamente impossibile la loro diffusione e la conseguente raccolta e trasferimento di nutrienti alla pianta ospite;

Pacciamare quando è possibile. La decomposizione della pacciamatura vegetale incrementa la sostanza organica nel suolo e aiuta a mantenere livelli favorevoli di umidità.

Anche gli alberi adulti possono trarre beneficio dalla inoculazione micorrizica. In Situazioni dove gli alberi stanno soffrendo e vivono in suoli poveri che non presentano naturalmente una popolazione vigorosa di micorrize, questi potrebbero essere buoni candidati per un’iniezione di inoculo.

Oggi si sta ritornando a curare la pianta secondo il buon senso. La pianta secondo il buon senso. La simbiosi micorriza/pianta è una parte essenziale, fondamentale, per la sopravvivenza e lo sviluppo della pianta.

Quando coloro che fanno un trapianto/impianto inoculano la partita di piantine provenienti dal vivaio con funghi micorrizici, stanno usando i sistemi di supporto di vita naturali per migliorare la resistenza agli stress delle loro piante.

L’ Assessore Marchioni, concludendo i lavori ha sottolineato che questa tecnica è estremamente interessante e che sarà verificato assieme ai vivaisti la possibilità di avviare sperimentazione in campo al CE.SPE.VI. ed anche la fattibilità d’interventi di recupero di grandi alberi presenti all’interno di parchi, come quello delle Terme di Montecatini.

Fonte: http://www.cespevi.it